La storia

   Galtellì fu abitato sin dalla preistoria, Domus de janas Malicas come testimoniano le domus de Janas che si trovano all’interno del paese (Malicas) e nelle immediate vicinanze (Tanch’e Gaia e Zirodda) , nonché diversi nuraghi (Gardu, Muru, Monticheddu) presenti nelle campagne. Sempre nel centro abitato sono state rinvenute diverse tombe romane. Castello di Pontes   Nel XI secolo venne edificato il castello di Pontes sulle rovine di una rocca romana, con lo scopo di difendere il confine meridionale del Giudicato di Gallura (di cui Galtellì fece parte). Nello stesso periodo si ha notizia dell’esistenza a Galtellì della Sede Vescovile. Chiesa di San Pietro Non è possibile allo stato attuale delle conoscenze risalire alla data di istituzione della Diocesi. E’ l’era d’oro per il paese, centro di una Curatoria comprendente una quindicina di paesi. Passò in seguito prima sotto il controllo di Pisa e per un breve tempo sotto quello della giudicessa Eleonora, entrando così a far parte del Giudicato di Arborea. Seguì in tutta la Sardegna un lungo periodo di dominazioni straniere e anche Galtellì dal 1323 cadde nel dominio aragonese. Preda per un secolo di baroni forestieri, divenne nel 1459 feudo dei baroni locali Guiso. Nel 1495 la Diocesi di Galtellì venne accorpata a quella di Cagliari a seguito di una bolla emanata da Alessandro VI. Infine nel 1808 diviene libero comune.   Galtellì, ora al centro del parco letterario voluto dalla fondazione Ippolito Nievo, ispirò Grazia Deledda per scrivere il celebre romanzo Canne al vento”. Il romanzo ha come sfondo naturale l’immagine delle canne, che frusciano, mormorano e sospirano, quasi volessero comunicare qualcosa ai personaggi. Canne al vento è la storia di tre sorelle, Ruth, Ester e Noemi, rimaste sole dopo la morte del padre don Zanne. Ad occuparsi di loro è Efix, il vecchio servo del padre, che avendo assassinato il padrone, non sa darsi pace e dedica la vita a proteggere le tre dame Pintor.

Il romanzoha come sfondo naturale l’immagine delle canne, che frusciano, mormorano e sospirano, quasi volessero comunicare qualcosa ai personaggi. Canne al vento è la storia di tre sorelle, Ruth, Ester e Noemi, rimaste sole dopo la morte del padre don Zanne. Ad occuparsi di loro è Efix, il vecchio servo del padre, che avendo assassinato il padrone, non sa darsi pace e dedica la vita a proteggere le tre dame Pintor. (L’omicidio non punito dalla giustizia umana e che genera una sorta di dannazione in terra, e un tema ricorrente nelle leggende popolari sarde.) Ma come dice l’autrice “Tutto invecchia e tutto può rinnovarsi, come l’anno” perciò Efix decide di rimanere in casa Pintor per aiutarla a rifiorire. L’apparente calma che nasconde la miseria in cui versa la famiglia, viene bruscamente interrotta dall’arrivo di Giacinto, il figlio della quarta sorella morta: Lia, fuggita da casa per sottrarsi alla severità del padre. Noemi per scappare dall’insana passione che prova per il nipote sposerà il ricco cugino don Predu, che così le salverà dalla rovina.Una volta rinnovatasi la famiglia, Efix muore sollevato dal segreto del suo crimine. In tutti i romanzi di Deledda, le vicende umane sono sospinte dal vento del destino, tutto è inevitabile e a nulla servono le fatiche degli uomini. Come spiega Efix “Si -disse allora- siamo proprio come canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.”

  Satta da Il giorno del Giudizio “Nuoro con tutta l’albagia dei sui casoni governativi, neppure se li sogna la chiesa, i palazzi o i ruderi di Galtellì. […] Ora, se io guardo la gente di Galtellì, e sono i resti di quella di allora [del periodo in cui la Diocesi si trovava a Galtellì], se io vedo gli uomini asciutti, sottili, col giubbone rosso aperto da un lato sul petto, il passo leggero e quasi danzante, se ascolto il loro parlare sfumato e quasi aspirato, mi sembrano, Dio mi perdoni se c’è offesa, delle marionette, e se fossi musicista ne verrebbe fuori un balletto, altro che questo libro. E poi sono buoni, miti, e le loro donne nella effimera giovinezza hanno i seni tanto prorompenti che li imbrigliano con due cordicelle. La gente di Nuoro sembra un corpo di guardia di un castello malfamato: cupi, chiusi, uomini e donne in un costume severo […]