Si narra che Dio, dopo aver plasmato tutto il resto del mondo,guardando nel suo paniere si accorse che di tutte le meraviglie del creato ve ne era rimasta qualcosa nel fondo. Prese allora quel piccolo tesoro, così vario e colorato, e lo mise nello specchio d’ acqua più lucente. Vi premette poi con il piede dandogli la forma del suo sandalo e vi mandò ad abitare gli angeli. Così ebbe origine la Sardegna.
Il paese è attraversato dal fiume Cedrino, ma in alcuni periodi dell’anno l’acqua non scorre e da origine a stagni e impaludamenti. La vegetazione degli effimeri specchi d’ acqua è composta di tife, giunchi, carici, e canneggiole, dove trovano riparo le folaghe e talvolta le gallinelle d’ acqua. Inoltre la limitata salinità consente il soggiorno alla moretta, al fistione turco, al porciglione e al mestolone, tutti uccelli anatidi. L’ambiente è ideale anche per le numerose testuggini palustri. Mentre le acque sono popolate di trote, carpe, tinche e soprattutto anguille. Fin dai tempi più remoti l’ uomo ha sfruttato queste risorse naturali, in particolare le canneggiole,oltre che come materiale di costruzione per i sotto tetti anche per realizzare strumenti musicali, giochi e utensili vari. La presenza di acqua e di terreno sabbioso favorisce la sosta tra maggio e settembre del gruccione.
E’ forse il più suggestivo ma la sua esistenza è posta ogni anno in pericolo da devastanti incendi. Alle spalle del monte aspro e dirupato, le dolci colline sono coperte di cespugli, ricordo delle antiche foreste e dei tipici alberi della macchia mediterranea, come il lentisco, il cisto, il perastro, il corbezzolo, l’euforbia e l’olivastro. Qua e là tra le spoglie rocce rifulge l’ artemisia arborescente. In questo empireo, l’ acqua scorre viva e preziosa per uomini e animali. I cieli sono popolati di uccelli di ogni specie: cornacchie bigie, corvi imperiali, gabbiani, taccole, merli, storni neri, upupe, quaglie, la pernice sarda e l’averla capirossa, ma anche rapaci diurni quali la poiana e il gheppio. Di notte invece sono i rapaci notturni come il barbagianni e la civetta a farla da padroni. La terra bruna di origine vulcanica, ospita le tane di donnole, volpi e piccoli roditori. Nelle ampie zone brulle, si trova la ferula, utilizzata per realizzare sedie e sgabelli tipici.
L’ambiente
montanoTra il complesso del Monte Albo a nord e il massiccio di Dorgali-Oliena a sud, si erge imponente come un bastione, il bianco Monte Tuttavista (mt.806). Il candore delle rocce è dovuto alla natura calcarea-dolomitica. Nel versante EST, il monte mostra un ampio e frastagliato versante alluvionale che si getta nelle acque cristalline del Golfo di Orosei. Le aspre pendici favoriscono la nidificazione dei rapaci come il falco pellegrino e il grifone, ormai in via d’estinzione. Un tempo tra le rocce si inerpicava libero e selvaggio il cervo sardo, ormai scomparso nella zona. Come pure l’avvoltoio degli agnelli, che si ritiene esistere ancora in altre zone della Sardegna, ma in numero assai limitato. Nella boscaglia è frequente incontrare il cinghiale sardo, più piccolo dell’esemplare comune. Purtroppo il querceto del versante OVEST, ricco di lecci ,rovere e roverelle è stato scempiato dai devastanti incendi dei primi anni 80. Abbarbicati alla roccia, anche nei luoghi più impervi, ginepri secolari, ora ridotti a causa degli incendi e dei disboscamenti insensati. In quest’angolo di paradiso, si incontrano non solo il bosco e la macchia mediterranea, ma anche le palme nane con splendide orchidee.