Il Cristo
La leggenda vuole che la statua lignea raffigurante il Cristo sulla croce sia giunta e sia stata conservata a Galtellì per volontà Divina.
Il simulacro fu rinvenuto nella spiaggia di Orosei dentro una cassa, da alcuni abitanti di Sarule. Questi decisero di portarlo nel loro paese per farne dono alla chiesa. Quindi lo issarono su di un carro trainato da buoi per trasportarla. I buoi percorsero senza problemi la strada che porta da Orosei a Galtellì, ma giunti alla piazza del paese si fermarono di loro sponte. A nulla valsero gli incitamenti, così si decise di sostituire gli animali con altri più freschi e docili, ma neanche questi vollero
muoversi. I fedeli al fine compresero la natura celeste della forza che teneva inchiodate al suolo le zampe delle bestie. Decisero allora di abbandonare ogni inutile tentativo e di lasciare il Cristo dove Egli stesso aveva deciso di rimanere. Da allora la statua è sempre rimasta a Galtellì gelosamente custodita nella chiesa del SS. Crocifisso (originariamente dedicata a Santa Maria delle Torri). Ogni anno i galtellinesi per ringraziare il Messia, organizzano una festa in Suo onore che si tiene il tre Maggio.

Le Janas
Le Janas sono piccoli esseri sopranaturali femminili che indossano preziosi abiti tessuti da loro stesse e portano sul capo meravigliosi fazzoletti ricamati. Vivono nelle
cosiddette "domus de janas" che in realtà sono necropoli scavate nella roccia o ricavate da cavità naturali risalenti a duemila anni avanti Cristo. In queste abitazioni si trovano dei tesori, compresi i loro telai d‘oro. In genere sono considerate benigne e donano ai mortali che le aiutano fazzoletti ricamati, ma in alcune zone come del Nuorese possono essere anche cattive e dispettose. Infatti animali ritenuti nocivi per l’agricoltura e l’allevamento come le donnole vengono chiamate
"janna ‘e muru". E’ importante non confondere le janas con le fate di altre mitologie poiché non sono degli spiritelli ma dei demoni nell’accezione greca del termine, cioè entità intermedie tra il divino e l’ umano.

Figure femminili
S‘ agabbatora.Questa era una anziana donna che svolgeva un importante compito all’interno della comunità: porre fine alla vita dei malati terminali che pativano il tormento di una lunga agonia. Invitata
in segreto dai parenti o dallo stesso infermo si recava in chiesa e vi prendeva la chiave della porta maggiore. La poneva quindi sotto il cuscino del malato che in seguito moriva nel sonno, durante la notte senza alcuna sofferenza. L’eutanasia era in questi casi considerata un atto pietoso, infatti
s’ agabbatora non riceveva alcun compenso per il servizio svolto.
Sas Panas. Si narra che le anime delle donne morte di parto si recassero ogni notte al fiume per lavare i panni dei loro bambini. Affinché
trovassero pace era necessario che per sette anni svolgessero senza interruzione il loro dovere. Se venivano disturbate dovevano ricominciare da capo per altri sette anni e spesso si vendicavano di chi le aveva importunate.
Per questo le donne non si recavano mai di notte a lavare nel fiume e quando il vento portava da lontano fruscii simili a sussurri umani, vi riconoscevano le voci delle
Panas.
Sa Survile. Era una donna perfida che di notte trasformatasi in un gatto o in una serpe succhiava la cervice dei neonati.
Per ingannarla si doveva mettere accanto alla culla una falce dentata: la survile contava i denti fino all’alba,
momento in cui doveva però scappare perché riprendeva le sembianze umane.
Il termine veniva utilizzato per definire persone particolarmente scontrose e
cattive.
Zosepedda Ispilla.Con questa espressione, di cui si è persa l'origine, venivano apostrofate le ragazze vanitose che amavano adornarsi con troppi gioielli.
Figure maschili
Mastru juanne altro
non è che la fame. Pronunciare un nome
significa chiamare chi a quel nome risponde, la parola ha in tutti i
rituali, una funzione magica. Questo demone antropomorfo, si recava nelle
case e vi rimaneva finché non aveva mangiato tutto e ridotto sul lastrico
la famiglia che, suo malgrado lo ospitava. In Sardegna "Mastru"
è il titolo che si da a chi esercita un mestiere: mastru 'e linna è il
falegname, mastru'e muru è il muratore...Mastru Juanne esercitava
anch'egli una professione: l'affamato.
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